L’idea – Un 10% di matti

In un film catastrofico di quelli tutti uguali tra loro che però a me piace guardare anche se non ne ricordo i titoli e mescolo le trame, l’umanità è sull’orlo dell’estinzione a causa di un virus inarrestabile. Proprio quando sembra che non sia rimasto più niente da fare, ecco che alcune persone infettate guariscono naturalmente e da esse si estraggono gli anticorpi per salvare il genere umano.

Il biologo che scopre questo miracolo commenta che grazie alle differenze intrinseche tra gli uomini ci sarà sempre almeno un 10% di persone resistenti e grazie a questo 10% l’umanità non sarà mai completamente debellata da una malattia.

Tralasciando il fatto che sarei curioso di sapere come ha fatto il nostro eroe a calcolare che la percentuale salvifica dell’umanità fosse proprio il 10%, questo film per quanto stupido racchiude un concetto di una bellezza disarmante: siamo diversi, e questa è la ricchezza più grande che abbiamo.

Il film parla delle diversità scritte nel nostro DNA, ma ognuno è diverso anche in fatto di gusti e capacità. Se così non fosse magari tutti vorrebbero mangiare solo cioccolato e la pianta di cacao si estinguerebbe. Oppure tutti vorrebbero fare i veterinari. E così vivremmo in un mondo senza cioccolato e senza medici, un mondo decisamente peggiore di quello attuale, soprattutto per l’assenza di cioccolato. Invece grazie alle nostre differenze abbiamo chi preferisce il salato al dolce e chi preferisce studiare per diventare architetto o altro e non abbiamo solo veterinari.

Ognuno preferisce cose diverse. E quando si sceglie cosa fare, se anche non lo usiamo come unico criterio di discernimento, sicuramente ci interroghiamo su cosa ci piace, cosa riteniamo bello. Perché tutti facciamo più volentieri una cosa bella piuttosto che una cosa che non ci piace. E non solo la facciamo più volentieri; la facciamo meglio perché ci appassiona.

In molti hanno provato a definire il bello con criteri oggettivi, ma nessuno ci è mai riuscito. Viene da sé che il bello non è misurabile e dato che il nostro mondo pragmatico tende a mettere da parte tutto ciò che non è quantificabile, il concetto di bello è diventato una caratteristica accessoria, quasi priva di valore. Seguire ciò che è bello pare ormai prerogativa dei matti. Eppure nessuno oserebbe dire che il bello non esiste. Tutti noi possiamo elencare le ultime tre cose belle che abbiamo visto. Ma le mie ultime tre cose belle saranno molto probabilmente diverse da quelle di chi è capitato qui per caso a leggere queste righe. Addirittura le mie tre cose belle potrebbero essere nella top three delle cose brutte di te che stai leggendo.

Proprio qui sta la ricchezza della diversità: il nostro desiderio innato di seguire il bello unito al fatto che il bello è un contenitore pieno di cose diverse per ognuno di noi fa sì che l’umanità avanzi su tutti i fronti grazie al contributo unico ed individuale di ognuno.

Tutti abbiamo sentito l’aforisma “il bello salverà il mondo”, che viene da uno dei libri più brutti che io abbia mai letto (L’idiota di Dostoevskij). Io preferisco pensare al film catastrofico e banale che lancia però lo stesso messaggio di Dostoevskij giusto un po’ rielaborato: la Diversità salverà il mondo.

Certo, il film è troppo semplicistico. Non ci dice che per sfruttarla al meglio questa diversità, bisogna allenarsi a riconoscere ciò che per noi è bello perché non si tratta di sperare che il nostro DNA ci salvi per caso da un virus letale. Si tratta di ascoltare, guardare, toccare, spendere del tempo per fare cose non quantificabili, considerate magari inutili..

 

Si tratta insomma di essere abbastanza matti da decidere di dedicare del tempo alla propria crescita individuale sapendo che questo investimento di tempo non avrà un ritorno economico.

 

Ecco da dove nasce l’idea di postare qualche riga qui nel mare digitale. Tra tutte le possibili bellezze che esistono, qui vogliamo parlare della scienza. Non la scienza dei libri, ma la scienza “in corso d’opera”, quella che non si sa ancora se ci finirà sui libri perché bisogna ancora capire se funziona. Insomma, il lavoro di un tipo particolare di matti: gli scienziati pazzi, più comunemente detti ricercatori.

I ricercatori che spendono il loro tempo a fare… a fare… a fare cosa?

No, è sicuramente troppo difficile, non ne ho voglia di sforzarmi per capire. Quello che mi serve lo studierò a scuola, o magari l’ho già studiato…

Chi non ha avuto pensieri simili sentendo i racconti del cugino, della zia o dell’amico che magari sono anche emigrati per fare ricerca?

E se invece ci fosse un modo semplice per capire cosa fanno i ricercatori? Se per esempio provassimo ad essere abbastanza matti da cercare il bello nei risultati degli scienziati?  Esistono ricerche belle? Noi pensiamo di sì, e ne posteremo alcune!

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